Rompere gli schermi

Quante volte al giorno sentiamo la parola connessione?

Ormai è diventato uno dei termini a noi più famigliari. Appena ci alziamo la mattina, la prima azione che svolgiamo è quella di connetterci al nostro smartphone, controllare i likes, le foto e le notizie.
Appena possiamo, in ogni nostro attimo libero, cerchiamo di collegarci con il mondo esterno.
 
Bisogna, tuttavia, ammettere che, molto spesso, capita di rendersi conto che questa unione virtuali con gli altri, filtrata da uno schermo, è effimera e legata solo a una virtualità precaria che tende a tenerci uniti a un mondo che non sempre corrisponde a quello reale.
 
Capita anche a voi di essere spinte dal desiderio di rompere (metaforicamente) gli schermi come soluzione ultima per tornare finalmente in simbiosi con gli altri e con la natura?
 
Abbiamo bisogno di tornare a riconnetterci con il nostro ecosistema naturale, quello non filtrato, per ritrovare spazi di interiorità perduta che possano consentirci l’adattamento ai cambiamenti in modo sereno e rilassato.
 
Basta con la frenesia e i flussi informativi frenetici e ingestibili!
 
Serve un nuovo umanesimo che rimetta al centro i bisogni dell’uomo, non quelli della tecnologia.

Il nostos di Mary Katranzou

Come poter riconnettere i bisogni dell’uomo con quelli dell’ambiente?
 
La sfida è assai ardua. Ma se non lo fosse, il risultato non stupirebbe.
 
Il superamento del dualismo natura vs cultura è uno dei temi che accompagnano l’umanità fin dalle sue origini. Nel corso dei secoli studiosi di molte discipline hanno fornito le loro riflessioni sull’argomento senza mai giungere a una risposta definitiva.
 
Natura è ciò che è sempre stato necessario agli esseri umani, cultura è ciò che è contingente e mutabile negli esseri umani, la loro storia, il progresso.
 
Acquisire atteggiamenti non innati, non naturali come le nuove forme di comunicazione intermediate dalle tecnologie, ha alterato inevitabilmente il modo naturale di relazionarsi. Come ci si può, dunque, riconnettere con noi stessi senza farsi distrarre dalla tecnologia che offre soluzioni per qualsiasi tipo di necessità umana?

La moda si sta interrogando sulla questione e sono molte le soluzioni adottate dai designer per rispondere a questo interrogativo.
 
A questo proposito, risulta interessante la proposta di Mary Katranzou, designer di origine greca che, nella sua collezione Primavera/Estate 2020, ha ripercorso, con le sue creazioni, la storia dell’antica Grecia, proprio come in un nostos tipico di quella narrazione epica che affonda le sue radici agli albori della cultura occidentale.

Sfilata Primavera Estate Mary Katranzou
Fonte: sito web Mary Katranzou
Proposta di collezione P/E di Mary Katranzou

Interior VS Exterior

Le creazioni di Serain Tsuno

Come si potrebbe descrivere il collegamento tra il proprio io interiore e il mondo esterno?
 
Se dovessimo pensare a forme e linee di connessioni, probabilmente dovremmo rifarci alla circolarità, a linee morbide e flessuose, come quelle dei lavori di Serain Tsuno.

La stilista giapponese crea vestiti con l’utilizzo esclusivo della penna 3D per riuscire a collegarsi meglio con le infinite variabili che compongono la tessitura dell’anima umana, generando un flusso energetico che consente un forte impatto emozionale con le silhouette alla base delle sue creazioni.

Linee morbide nell’interior design e nell’architettura

L’uso di forme morbide e sinuose per raccontare questa nuova connessione tra uomo e ambiente è presente anche nell’interior design, che torna a valorizzare il divano come elemento cardine per esprimere la socialità umana.
 
Per questo i sofà contemporanei assumono forme fluide e circolari, in armonia con lo spazio intorno, aumentandone la potenza socializzante.

Divano ANPHORA di DESFORMA
Fonte: sito web Desforma

Oltre alla fluidità, i nuovi divani non sono più gingilli da conservare immacolati coperti da cellophane o lenzuola, sono invece caratterizzati da materiali morbidissimi che uniscono l’eleganza formale al comfort e al relax, come Pack di Edra e Nuvola 10 di Gervasoni.

Divano PACK di EDRA
Fonte: sito web di Edra
Divano NUVOLA di GERVASONI
Fonte: sito web Gervasoni

Anche le impunture che hanno sempre caratterizzato i divani del segmento luxury diventano leggere e accompagnano la sinuosità del tessuto, come nel divano Cloud di Gallotti & Radice.

Divano CLOUD di GALLOTTI & RADICE
Fonte: sito web Gallotti & Radice

Se il mondo dell’interior design guarda alla connessione nella sua dimensione sociale, l’architettura pone la sua riflessione sulla sostenibilità ambientale, come nei progetti dell’architetto belga Vincent Callebout che genera eco-distretti in cui coesistono energie rinnovabili, biodiversità e agricoltura urbana.

progetto di eco-distretto sostenibile dell'architetto Vincent Callebout
Fonte: sito web Vincent Callebout

Sulla connessione tra spazio e storia sono, invece, caratterizzati i lavori del premiatissimo designer Edoardo Tresoldi, basati su delicati meccanismi di sottrazione che puntano all’assenza di materia per ricreare un infinito senza la categoria di tempo.

Progetto dell'architetto Edoardo Tresoldi
Fonte: sito web Edoardo Tresoldi

I leggerissimi architravi su cui si reggono le strutture delle opere di Tresoldi, ci fanno pensare alle  costruzioni architettoniche delle iconiche camicie bianche realizzate dall’indimenticato Gianfranco Ferrè, l’architetto della moda.

Ferrè ha decostruito la camicia, un capo banale e talvolta anonimo, reiventandola attraverso veli, tagli geometrici e giochi di volumi.

Proposta di collezione Primavera/estate 2006 di Gianfranco Ferrè, l'architetto della moda
Creazione di Gianfranco Ferrè, sfilata P/E 2006. Fonte: sito web iodonna

“Volume” e spalle larghe: quando la voglia di cambiamento si fa necessaria

Proprio il volume è uno dei trend presenti nelle ultime sfilate P/E 2020 con la riscoperta delle spalle larghe, un topic che evidenzia la voglia di cambiamento presente nella società.

Le spalle collegano infatti da sempre il fashion alle evoluzioni socioculturali.

Se andiamo a ripercorrere la storia del costume, i grandi cambiamenti sono sempre stati raccontati dalle spalle, grandi e appuntite.

Qualche esempio?

Negli anni quaranta in piena Seconda Guerra Mondiale (datevi un’occhiata alle mise dell’attrice Joan Crawford e capirete), gonfiate da spalline e spilli negli anni ’80 per descrivere la donna in carriera e il suo power dressing (vi dice qualcosa la rampante Melanie Griffith del film “Una donna in carriera”?), squadrate o tondeggianti negli ultimi fashion show per narrare questa nuova voglia di congiunzione con il mondo, come nelle proposte Primavera/Estate di Balenciaga.

Proposta collezione P/E 2020 di Balenciaga. Fonte: sito web Vogue Italia

Tomo Koizumi

“Hinc et nunc, ovvero “qui ed ora” sembra essere un’altra risposta fornita dal fashion a questa nuova voglia di riconnessione, esaltando ogni eccesso materico, come nelle proposte del designer giapponese Tomo Koizumi che, rifacendosi alla lezione di John Galliano, crea abiti fragorosi in un fresco e contemporaneo rococò composto da stratificazioni su stratificazioni di tulle, tornando ad esaltare la frivola giocosità della moda.

Va in ogni caso evidenziato che, nonostante l’artificiosa pomposità delle creazioni di Koizumi, le sue proposte tendono a valorizzare l’aspetto di pura creatività rispetto a quello del business finanziario che ha stritolato il sistema fashion negli ultimi anni.
 
Le collezioni di Koizumi presentano pochi capi dalla maniacale cura artigianale, senza sottostare ai diktat di capsule collection estenuanti e inutili che privilegiano la visione al fatturato, tema di grande attualità nel mondo della moda.

Volumi over per dare sostanza alla forma

Probabilmente la ripresa di volumi over, non vuole rappresentare un nuovo edonismo, ma un nuovo shift culturale in cui il sistema del fashion dovrà scegliere tra forma e sostanza, tra apparenza ed essenza.
 
Su questo punto è intervenuto Giorgio Armani, dichiarando che la moda deve tornare a collegarsi al mondo circostante.
 
Basta con collezioni invernali presentate nelle vetrine in piena calura estiva, basta produzioni esternalizzate in paesi che non considerano i diritti umani e basta con capi sottoposti alla continua svalutazione monetaria tra una promozione e l’altra.
 
Bisogna tornare a dare valore ai capi, per questo va completamente rivoluzionato il sistema produttivo del comparto, privilegiando la qualità sartoriale e le aziende locali, tornando ad ascoltare le esigenze delle persone.
 
La moda non può più permettersi di giocherellare, deve schierarsi politicamente, prendere posizioni su tematiche divisive, anche perdendo qualche acquirente distratto.
 
Questa è la sfida lanciata da Armani ed accolta da numerosi stilisti del fashion system, tra cui Dries Van Noten, e ripresa dai comunicati pubblicati dal Council Fashion Designers of America e il British Fashion Council.
 
Forma o sostanza?

Probabilmente quello che la moda deve fare è dare sostanza alla forma, perché l’essenza dello stile è nei valori che comunica.

Solo così potrà svilupparsi quella connessione tra interiorità ed esteriorità che favorirebbe la creazione di un’ecosistema sociale sostenibile.
 
E’ arrivato il momento di abbassare gli schermi e guardare l’alba di un mondo a una sola dimensione, quella umana.